Baciare un’arancia

foto (3)Se le strade della lettura fossero tutte spianate i Piccoli Maestri sarebbero una cosa bella ma non necessaria. Considero incoraggiante, quindi, che il mio esordio con i Piccoli Maestri sia stato in salita. Una sudata, letteralmente.

Ho portato L’Isola di Arturo, di Elsa Morante, in una terza media di Roma. Due alunni bisognosi di conferme hanno cercato di farsi belli di fronte ai compagni con i mezzi dell’esibizionismo e dell’impertinenza e il clima in classe ne è risultato compromesso, nonostante gli sforzi dell’insegnate a cui non ho nulla da rimproverare.

Il clou si è raggiunto quando un ragazzo mi ha gettato tra i piedi i fogli che avevo fatto fotocopiare (l’insegnante non se ne è neppure accorta e io ho abbozzato). La cosa più brutta è stata la sensazione che il libro in sé, come oggetto, fosse considero come un simbolo “conservatore”, come uno strumento del sistema che gli studenti rifiutano (una frase che ho orecchiato, ad esempio, è stata “io non leggo a casa mia mo devo stare a sentire questo qua che legge”).

Io mi sono sforzato di far sperimentare il libro come strumento di “libertà”. Come una fornace capace di riportare allo stato liquido la materia di cui siamo fatti, per poter attraversare le varie stagioni della vita senza perdere la capacità di rinnovarci. Ci ho messo un po’ a trovare un linguaggio in comune con loro e, probabilmente, non ero abbastanza attrezzato per creare la necessaria complicità, ammesso che questa fosse la strada giusta.

Fortunatamente, a un certo punto sono arrivate delle provvidenziali pagine della Morante piene di baci, bacini, bacetti, pagine che hanno steso tutti, imponendosi come più forti di tutti, e la scintilla tra i piccoli lettori e il libro è scoccata. Abbiamo scoperto che quando si costretti a baciare un’arancia è facile apprezzare la bellezza dei baci veri: quando si è “nella mancanza” di qualcosa – come Arturo – è facile innamorarsi di quella cosa. Ma è possibile farlo anche dopo, quando avremo raggiunto l’approdo desiderato, quando saremo “nella presenza” dei baci, se riusciremo ad alimentare quel calore necessario a riscaldare il metallo e fare le cose preziose sempre nuove. Se riusciremo a rimanere un pizzico adolescenti. Questa è la sfida della vita. E i libri aiutano.

In conclusione, sono contento. L’ambiente difficile rende ancora ancor più urgente il passaggio di un piccolo maestro ed è fantastico verificare che, di fronte a una bella pagina, non c’è resistenza che tenga.

Maurizio Cotrona

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