Canto di Natale

Abbiamo deciso di affiancare a ciascuno dei piccoli grandi libri una breve presentazione  che, speriamo, potrà essere d’aiuto ai docenti nella scelta dei testi da proporre ai ragazzi. Non si tratta di una scheda di lettura, né di un riassunto della trama. Forse, piuttosto, il motivo per cui siamo convinti che leggere quel libro sia cosa buona e giusta. Il primo suggerimento che pubblichiamo ha come oggetto Canto di Natale di Charles Dickens. Ce ne parla Federico Platania.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERASciocchezze! Nient’altro che sciocchezze! Cosa? I buoni sentimenti, tanto per cominciare. E la solidarietà verso chi ha bisogno. E l’amore, poi. Ecco, l’amore è la sciocchezza più grande!  La pensate anche voi così? Allora sappiate che stanotte tre fantasmi vi faranno visita per farvi cambiare idea. E se non ci riescono loro verrò io di persona, armato di Canto di Natale di Charles Dickens.

È facile liquidare quest’opera come una favola moraleggiante. Ma ci deve essere qualcosa, oltre alla retorica dei buoni sentimenti, se a 170 anni dalla prima edizione Canto di Natale continua a ispirare film, musical e adattamenti di ogni genere. Questo romanzo breve di Dickens, considerato uno dei massimi capolavori dello scrittore inglese, fu un best seller fin dalla sua prima edizione del 1843, nonostante il prezzo piuttosto alto per l’epoca dovuto alla scelta di rilegare le copie con una copertina di velluto rosso dai bordi dorati.

A me un classico come Canto di Natale piace, intanto, per l’atmosfera, sospesa tra le ombre gotiche e le rassicuranti luci dell’immaginario natalizio. Poi perché sotto la corteccia della fiaba ci sono un bel po’ di temi adulti (la povertà, la condizione minorile, la satira sociale). E infine per il prodigioso talento letterario dell’autore («Dickens ha scritto anche qualche brutto libro – ha detto una volta Gilbert K. Chesterton – Ma non c’è praticamente una sua sola frase che non sia piena di feroce vitalità e di immaginazione»).

Ma c’è un motivo, sopra ogni altro, che a me piace ricordare: di buoni e cattivi (e intermedie sfumature di grigio) è piena la letteratura di ogni tempo. In Canto di Natale, però, vediamo raccontata in modo esemplare la storia di un cattivo che diventa buono. Ed è una storia che può trasformare in carne anche il più duro cuore di pietra.

One thought on “Canto di Natale

  1. Pingback: Da cuore di pietra a cuore di carne | Federico Platania

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